Seconda parte
I risultati:
pratiche in comune, un distillato di saperi

 

Se le formiche si mettono d’accordo
possono spostare un elefante
Proverbio africano

Lo spirito con cui ha lavorato il primo gruppo di pratica e di categoria – counselor professionisti, soci di AssoCounseling, provenienti da varie città italiane – è stato quello di partire dall’assunto che, per costruire una “visione” comune, fosse necessario farlo insieme: co-costruendo. Il nostro incontro è diventato pertanto un impegno autentico alla ricerca di connessioni, contaminazioni e concordanze per la promozione del counselor, del suo benessere professionale e delle sue buone pratiche. Consapevoli che la nostra comunità professionale ha, ora più che mai, bisogno di ascolto, relazione e contatto – così come le persone con le quali quotidianamente ci relazioniamo da professionisti – abbiamo ascoltato il desiderio di co-costruire. Ed è emersa così una comunità di pratica e di categoria, che ha trovato un modo per dare senso al desiderio di “esserci” e corporeità al principio di sviluppo del potenziale umano che la motiva.

 

Il processo e la sua struttura

Il processo

Per definire e raccontare il “percorso” di counseling che come professionisti proponiamo ai nostri clienti e con loro realizziamo abbiamo utilizzato, non a caso, il termine processo, che deriva dal latino processus (dal verbo procedĕre “procedere”): avanzamento, svolgimento, sviluppo successivo, proseguimento, progresso.

Parliamo di “processo” quando ci riferiamo a una successione di fenomeni che presenti una certa unità o si svolga in modo omogeneo e regolare e, in genere, a un aspetto della realtà in quanto espressione di un divenire, di uno svolgersi; per esempio, una sequenza di fatti e sintomi intimamente correlati tra loro, in un organismo; o una serie di fenomeni psichici che abbiano una certa unità o regolarità o un certo ordine.

In un sistema operativo è un insieme formato da un elenco finito di azioni da eseguire in sequenza e dai dati che vengono elaborati dalle stesse azioni; dal punto di vista sistemico, un processo è ogni cambiamento nel sistema, ovvero una trasformazione che a partire da uno o più input (un insieme di attività interdipendenti finalizzate a un obiettivo specifico) restituisce uno o più output con un’aggiunta di valore e comprende alcune regole e criteri di misura nel check point finale.

La “filosofia del processo” identifica dunque una realtà nel suo cambiamento e nel suo dinamismo e ci riferiamo pertanto non solo alla trasformazione complessiva subìta dal sistema nel passaggio dallo stato iniziale allo stato finale, ma anche all’evoluzione temporale del sistema e delle variabili che lo caratterizzano nel corso del processo stesso. E in un “processo” di counseling il sistema è formato da noi counselor con il nostro o i nostri clienti, attori e registi insieme di questa trasformazione.

Ecco dunque che il lavoro svolto dai counselor che si sono avvicendati ai tavoli tematici ha portato, nelle varie tappe, a fare delle riflessioni individuando anche una “visione esistenziale” del counselor che sta alla base del processo di counseling, visione nella quale – facendo riferimento in particolare agli autori che, come Carl Rogers, hanno maggiormente sottolineato l’importanza di una pratica “centrata sulla persona” – l’essere umano ha in sé le risorse, la volontà e la capacità di scegliere, autodefinirsi e autodeterminarsi.

Non solo: se siamo convinti di questo, crediamo anche profondamente che il cliente è la persona più competente di sé all’interno del processo di counseling e noi come counselor lo accompagniamo facilitando l’espressione di tale competenza.

Il processo di counseling, in questa visione, risponde a una domanda di cambiamento e a una ricerca di senso dell’essere umano in divenire e, nel suo carattere esperienziale e relazionale, sostiene l’espressione delle risorse e delle potenzialità della persona mettendo al centro della relazione le persone e il contesto che sono intrinsecamente connessi.

È importante per tutti noi counselor affermare e testimoniare che pratichiamo un’etica della relazione d’aiuto, e che i valori di riferimento del processo, da noi proposto e realizzato con il cliente, sono: trasparenza, coerenza, onestà, accettazione, autenticità, fiducia, libertà e rispetto.

Il counseling professionale ha una prospettiva ecologica dello sviluppo umano e pone gli esseri umani al centro della loro evoluzione in modo sostenibile: opera nella dimensione della sostenibilità personale, organizzativa e sociale creando valore, cambiamento e miglioramento, coerentemente con i cambiamenti avvenuti nei paradigmi legati ai principi di to cure e to care e con il bisogno di consolidare quelle attività e quelle azioni professionali che risultano essere in grado di promuovere maggior benessere per l’individuo e la comunità.

Il counseling rappresenta così una possibilità di costruzione e co-costruzione attraverso cui le persone possano esercitare un maggior controllo sulle proprie decisioni e sulle proprie azioni. La crescita di conoscenze, di abilità, l’incremento del supporto di rete e il senso di coesione con la comunità sono dunque alcuni dei principi che ne definiscono le basi.

La relazione di counseling ha delle caratteristiche che la distinguono da altre relazioni d’aiuto (per struttura, per obiettivi, per competenze e per qualità relazionali) e ha come valore fondante la consapevolezza – del counselor prima di tutto e poi del cliente.

In una vera e propria “maieutica” della relazione, il counselor “aiuta ad aiutarsi”, è il professionista competente che accompagna l’altro, il cliente, a trovare dentro di sé le risorse per affrontare e superare una difficoltà, per gestire una crisi, per fare chiarezza in una fase di cambiamento, per compiere una scelta consapevole.

E a differenza di altre relazioni d’aiuto è la reciprocità e circolarità della relazione e della comunicazione che contraddistingue la specifica relazione di counseling: con il suo confine contrattuale circoscritto, il suo focus sul presente, il tempo breve e mirato dell’intervento, la sua progettualità e l’utilizzo delle risorse per il futuro, il suo carattere esperienziale e concreto di orientamento al quotidiano, il suo ruolo trasparente e proattivo di costruire reti e di fare ricerca.

La maieutica del counselor, socraticamente, non è l’arte di insegnare ma quella di aiutare, perché la verità non è insegnabile, è un “sapere” che si trasmette per testimonianza, per “contagio”, per trasmissione e condivisione.

 

La struttura del processo

Nell’approfondire la riflessione sul processo, alla ricerca degli eventuali atti comuni e trasversali ad altre professioni d’aiuto, è emersa la possibilità di individuare una struttura specifica del processo di counseling, che abbiamo paragonato a un fiume:

– la sorgente rappresenta il punto di partenza del processo, ovvero la domanda del cliente, che nasce da un suo bisogno di cambiamento più o meno esplicito ed esplicitato, più o meno consapevole, che si accompagna a delle opportunità/risorse e che avvia un processo di consapevolezza e comprensione del paesaggio;
– l’alveo rappresenta l’ecosistema del fiume, con le caratteristiche che ne garantiscono l’equilibrio che vengono rinnovate costantemente dagli affluenti che apportano da un lato tutto ciò che attiene alla professionalità del counselor (lavoro su di sé, formazione professionale specifica, supervisione, capacità di utilizzare creativamente le tecniche legate al suo approccio, costruzione di una rete professionale, ecc.), dall’altro tutto ciò che attiene al setting (modalità in cui la domanda del cliente è accolta in termini di organizzazione e gestione dei tempi, dalla direzione o “bussola” del cambiamento, dalle regole condivise, ecc.)
– la foce infine rappresenta il risultato del processo, in termini di maggiore consapevolezza di sé rispetto alla domanda di partenza, con il raggiungimento dell’obiettivo rispetto al tema portato e la realizzazione di un cambiamento;

Su questo fiume, a bordo di una barca a remi (che rappresenta la relazione) navigano il cliente e il counselor che, con un remo ciascuno, lavorano insieme per mantenere la direzione.

Il paesaggio lungo il quale si snoda il fiume rappresenta il contesto, personale e sociale, nel quale questa “navigazione a due” procede.

La struttura del processo, secondo le esperienze condivise dai partecipanti ai tavoli e dai feedback da loro raccolti dai colleghi in anni di esperienza, comprende uno spazio e un tempo; tre fasi principali, all’interno delle quali sono stati individuati dei tempi specifici; una definizione di setting con delle regole, degli obiettivi, delle azioni e degli strumenti relazionali e tecnico-procedurali, sia specifici per ciascuna fase, sia trasversali a tutto il processo.

Il setting è uno spazio interno ed esterno, è il luogo in cui avviene il colloquio. È un contenitore professionale per sua natura flessibile, più o meno strutturato e chiaramente identificabile che risulta adattabile alle contingenze e alle circostanze dettate dai bisogni. Questo spazio relazionale e processuale, può essere inserito in un contesto libero professionale sia individuale che inter-professionale, oppure può svilupparsi all’interno di una organizzazione (in ambito aziendale, sociale, sanitario, scolastico, educativo, comunitario, penitenziario ecc.) privata o pubblica.

Il tempo è la durata totale del processo, che varia (in media) da 8 a 15 incontri (fermo restando che in alcuni casi il processo può durare anche meno, o addirittura esaurirsi con il primo incontro), distribuiti in tre fasi principali: una fase iniziale che abbiamo chiamato di esplorazione, una centrale di approfondimento e trasformazione e una finale di chiusura.

Il tempo medio di ogni singola sessione varia in relazione al tipo di cliente e può essere: di 50/60 minuti (individuale), di circa 90 minuti (coppia/famiglia), di circa 120 minuti (gruppo).

Per ciascuna di queste fasi, consapevoli di non essere esaustivi, abbiamo individuato degli obiettivi specifici; delle azioni che il counselor compie con la finalità di raggiungere tali obiettivi insieme al cliente; e tutta una serie di strumenti relazionali e tecnico-procedurali, che abbiamo ritenuto fondamentali a prescindere dagli approcci metodologici relativi alla formazione dei singoli counselor. Di tali strumenti, alcuni sono specifici per ciascuna fase, altri trasversali a tutto il processo. L’intervento di counseling in tutte le sue fasi è una combinazione di azioni relazionali, interindividuali e di rete che mirano a creare le condizioni per ottenere risultati concreti e sperimentabili.

Infine, sono state individuate delle qualità relazionali e delle competenze che il counselor mette in atto nelle varie fasi del processo e che lo accompagnano verso il raggiungimento degli obiettivi prefissati, ed è stata prestata attenzione allo sguardo del counselor rispetto a se stesso, al cliente, al contesto e al processo.

 

Le tre fasi del processo

1) Fase di esplorazione (da uno a tre incontri)

Nella fase iniziale – dal momento in cui il cliente contatta il counselor alla definizione del contratto che dà avvio al percorso vero e proprio – il Counselor accoglie il cliente e crea le premesse per costruire una relazione di fiducia e collaborazione che permetta di lavorare sui fattori di consapevolezza, protezione e promozione che agevolano le persone nei propri processi, dinamici, di evoluzione e cambiamento.

Tale fase in realtà può esaurirsi anche in un unico incontro, se il cliente è abbastanza consapevole del proprio bisogno e lo porta al counselor riuscendo a identificare in poco tempo un tema e un obiettivo sul quale lavorare; mentre può richiedere più tempo – ma non oltre tre incontri – se il cliente ha poca chiarezza rispetto al proprio bisogno o porta più temi, rispetto ai quali il counselor deve aiutarlo a districarsi individuando una direzione di lavoro. In ogni caso, il counselor deve attingere alle proprie competenze per cercare di arrivare ad avere una visione globale della persona, inserita in un contesto esistenziale, spesso complesso, che presenta una molteplicità di livelli.

Nella suddivisione di obiettivi e azioni abbiamo inserito voci comuni (per esempio Il counselor accoglie il cliente), intendendo sottolineare il fatto che alcune azioni del counselor sono talmente “fondamentali” che hanno a che fare con l’obiettivo stesso di quella fase del processo.

Inoltre è importante sottolineare che ogni incontro (anche relativo alle fasi successive del processo) richiede in realtà una “fase iniziale” di accoglienza nella quale il counselor mette a proprio agio il cliente. Così come va ricordato che, oltre alla “esplorazione” che identifica la fase iniziale del processo, finalizzata a una prima conoscenza reciproca tra counselor e cliente, ci può essere una “esplorazione” iniziale in ogni incontro successivo, mirata a permettere al cliente di portare al counselor i propri vissuti nel qui e ora.

Obiettivi

– Il counselor accoglie il cliente e crea le premesse per costruire una relazione di fiducia e collaborazione che porti a un miglioramento della qualità della vita.
– Partendo dalla domanda del cliente, arriva a identificare e concordare con lui un tema e un obiettivo sul quale decidere se e come lavorare insieme.
– Aiuta il cliente a riordinare i propri vissuti e a fare chiarezza sui contenuti, a rimanere centrato e presente e a focalizzare l’attenzione sul proprio qui e ora.
– Valuta la coerenza tra la domanda del cliente e la tipologia di intervento offerto per decidere se ci sono le condizioni per dare forma al contratto.

Azioni del counselor

– Il counselor accoglie il cliente e lo mette a proprio agio; si presenta, definendo la tipologia dell’intervento di counseling anche rispetto ad altri professionisti della relazione d’aiuto e fornisce chiarimenti sul proprio orientamento metodologico.
– Raccoglie con curiosità e interesse la domanda del cliente, insieme alle informazioni relative al suo contesto di vita.
– Ascolta in modo empatico e non giudicante il bisogno emergente, esplicito o implicito, e lo approfondisce accettando il cliente nel suo modo di essere e nella sua unicità.
– Definisce le regole del setting: logistica, durata del percorso, orari, costi, modalità di pagamento; consegna al cliente il consenso informato e l’informativa sul trattamento dati, sottolineando l’importanza del rispetto del segreto professionale e l’obbligo della riservatezza.
– Aiuta il cliente a riordinare i propri vissuti e a fare chiarezza sui contenuti, valutando la coerenza tra domanda del cliente e tipologia di intervento offerto.
– Rimane centrato e presente, con attenzione focalizzata sul qui e ora del cliente.
– Identifica e concorda con il cliente un tema e un obiettivo sul quale decidere se e come lavorare insieme, appurando se dispone delle risorse utili al processo trasformativo, e in tal caso condivide e co-costruisce con lui il contratto/progetto; se ritiene di non poter seguire il cliente lo invita a rivolgersi ad altro professionista, accompagnandolo in questo passaggio.

Strumenti relazionali e tecnico-procedurali

Gli strumenti che il counselor utilizza in questa fase esplorativa iniziale sono:

– l’ascolto attivo e il rispecchiamento del cliente nella sua narrazione, a livello sia verbale sia corporeo;
– domande aperte e/o chiuse per raccogliere dati e contestualizzare le informazioni ricevute;
– la sottolineatura di concetti e parole chiave;
– rimandi/feedback positivi e costruttivi, con scelta degli elementi focali su cui concentrare l’attenzione;
– riformulazioni dei contenuti verbali del cliente con la riflessione/parafrasi dei suoi vissuti emotivi e relazionali;
– riassunto e sintesi per aumentare il livello di comprensione;
– consenso informato scritto e informativa sulla privacy.
– nella raccolta dati, il counselor può prendere eventuali appunti scritti, così come lasciare libero il cliente di farlo.

 

2) Fase di approfondimento e accompagnamento alla trasformazione (fino a 6-9 incontri)

La fase di approfondimento è la fase centrale del processo, quella nella quale la costruzione e la messa in atto della trasformazione, concordata con il cliente, si fonda su una comunicazione e una relazione empatica che promuove la progettazione, la sperimentazione, la scelta di un progetto evolutivo, la correlazione comprensione/azione, l’utilizzo di risorse, la gestione e valorizzazione delle energie, l’orientamento del potenziale.

Il Counselor, attraverso le proprie competenze e la propria consapevolezza professionale, si propone come agevolatore di processi e sistemi e lo fa in armonia con il contesto di riferimento del cliente.

Non esiste un’unica metodologia per organizzare il complesso rapporto cliente-processo-trasformazione, ma è possibile attingere a diversi modelli di counseling professionale e per ognuno di essi il counselor, sulla base della formazione svolta e dell’esperienza acquisita nel corso degli anni, può utilizzare diversi strumenti che gli consentano di realizzare gli obiettivi concordati nel contratto: di tipo comunicativo/relazionali, di analisi dei punti di forza e delle aree di miglioramento del cliente, di sperimentazione e realizzazione.

Obiettivi

– Il counselor consolida la relazione di fiducia e collaborazione, promuovendo nel cliente il processo di auto osservazione, auto esplorazione e auto apprendimento.
– Accompagna il cliente verso il cambiamento, sostenendolo nella sua apertura al nuovo, e nella ricognizione, organizzazione e mobilitazione delle proprie capacità e risorse.
– Aiuta il cliente a riordinare i propri vissuti e a fare chiarezza sui contenuti, a rimanere centrato e presente e a focalizzare l’attenzione sul proprio qui e ora.
– Comprende profondamente il vissuto del cliente, supportandolo nel riconoscere, affrontare ed eventualmente superare ostacoli, credenze, automatismi e schemi limitanti rispetto allo sviluppo del proprio potenziale.
– Promuove l’assunzione di maggiore responsabilità rispetto a scelte autonome, per una maggiore autoefficacia.
– Stimola nel cliente lo sviluppo delle sue competenze empatiche ed emotive, alimentando la sua autenticità e trasparenza.
– Favorisce nel cliente l’acquisizione di una sempre maggiore consapevolezza di sé e del contesto in cui agisce, rinforzandolo nella sua capacità di scelta e di auto determinazione rispetto all’obiettivo concordato.

Azioni del counselor

– Il counselor richiama al contratto/progetto concordato come mappa e bussola di direzione all’interno del processo, in una continua co-costruzione creativa e di auto determinazione.
– Aiuta il cliente a riordinare i propri vissuti e a fare chiarezza sui contenuti, a rimanere centrato e presente e a focalizzare l’attenzione sul proprio qui e ora.
– Riconosce e valorizza le capacità e risorse del cliente, esplicitando e sviluppando le sue competenze empatiche ed emotive e l sue aree di miglioramento.
– Utilizza tecniche specifiche attinenti il proprio modello di riferimento.
– Attiva il processo di trasformazione e consapevolezza, favorendo l’esperienza del cambiamento.
– Mantiene un focus mirato sulla centralità della relazione tra sé e il cliente, coltivando uno sguardo attento alle dinamiche e alle eventuali criticità relazionali, processuali o relative al contesto.
– Monitora l’andamento del processo e ne verifica la coerenza e la sua realizzazione nel quotidiano del cliente.

Strumenti relazionali e tecnico-procedurali

– L’ascolto attivo e il rispecchiamento del cliente nella sua narrazione, a livello sia verbale sia corporeo.
– Domande aperte, chiuse, riflessive per raccogliere dati e contestualizzare le informazioni ricevute.
– La sottolineatura di concetti e parole chiave.
– Rimandi/feedback positivi e costruttivi, con scelta degli elementi focali su cui concentrare l’attenzione.
– Metafore, visualizzazioni, immaginazion.
– Riformulazioni dei contenuti verbali del cliente con la riflessione/parafrasi dei suoi vissuti emotivi e relazionali.
– Riassunto e sintesi per aumentare il livello di comprensione.
– Strumenti narrativi, espressivi, artistici e corporei.
– Strumenti interdisciplinari, innovativi e creativi.
– Eventuali “compiti a casa”.
– Strumenti di verifica del raggiungimento dell’obiettivo.

 

3) Fase di chiusura (1-3 incontri)

La fase di chiusura o conclusiva del processo, così come la fase iniziale, può richiedere più o meno tempo, a seconda del grado di consapevolezza raggiunto dal cliente, dalla qualità della relazione instauratasi tra counselor e cliente, dal tipo di feedback reciproco sul percorso svolto, dell’obiettivo di consolidare il cambiamento e sostenere l’autonomia del cliente rispetto alla domanda iniziale.

Va tenuto presente, inoltre che la “chiusura” non si limita solo alla terza fase, quella finale, del processo, ma può riguardare qualsiasi singolo incontro all’interno delle tre fasi, che richiede un’attenzione specifica al momento di saluto, con i propri tempi e modi.

Anche il concetto di feedback reciproco e di monitoraggio del lavoro svolto insieme va esteso a ogni fase e a ogni incontro del processo, come momento di riflessione e “sguardo” non solo sui contenuti ma sulla relazione counselor/cliente nel suo insieme. Senza dimenticare l’importanza e la necessità di una adeguata valorizzazione degli eventuali piccoli e grandi traguardi nel corso di tutto il processo e non solo negli incontri finali.

Può nascere inoltre la necessità di gestire eventuali “chiusure” fuori processo, dovute a interruzioni – condivise o meno – che fanno capo, individualmente o congiuntamente, alla responsabilità del cliente e del counselor.

Obiettivi

– Il counselor verifica che il processo abbia portato a un maggior benessere e a un miglioramento della qualità della vita del cliente.
– Osserva con il cliente l’accresciuta capacità di riordinare i propri vissuti e di fare chiarezza sui propri contenuti nel qui e ora.
– Condivide i risultati raggiunti in termini di senso, compiutezza ed efficacia del processo, valutando la dinamica relazionale tra counselor e cliente.
– Aiuta il cliente in modo consapevole a riconoscere e a consolidare le risorse attivate nel percorso e la propria capacità di organizzarle e mobilitarle.
– Valuta la possibilità/necessità di un’estensione del processo o l’invio ad altro professionista in base alla riflessione sulla compiutezza del percorso o su nuove esigenze emerse.
– Misura l’efficacia e il gradimento del processo di counseling, della relazione instauratasi e il cambiamento ottenuto con le sue ripercussioni sul contesto di vita del cliente.

Azioni del counselor

– Il counselor, partendo dalla domanda iniziale e dal contratto stipulato, riassume i passaggi cruciali del processo e le esperienze trasformative più significative che hanno portato a un maggior benessere e qualità della vita.
– Valorizza le risorse e i talenti agiti nelle esperienze di cambiamento.
– Verifica con il cliente la sua accresciuta capacità di riconoscere, affrontare ed eventualmente superare ostacoli, credenze, automatismi e schemi limitanti rispetto allo sviluppo del proprio potenziale.
– Favorisce nel cliente la corresponsabilità di rinegoziare il contratto in termini di durata e contenuti, qualora il cliente stesso non considerasse chiuso il percorso e rilevasse la necessità di un prolungamento.
– Attiva la propria rete di professionisti e accompagna il cliente a un invio, qualora rilevasse la necessità di un intervento diverso.

Strumenti relazionali e tecnico-procedurali

Oltre agli strumenti comunicativo-relazionali già individuati nelle fasi precedenti del processo, specifici di questa fase sono:

– bilancio degli apprendimenti e dei risultati;
– eventuale elaborato scritto oppure questionario di chiusura;
– eventuale nuovo contratto;
– commiato specifico per la fine del percorso.

 

Qualità e competenze relazionali

Abbiamo individuato una serie di qualità e competenze che il counselor mette a disposizione del cliente e che sono trasversali al processo: un saper fare (azioni e strumenti) che si basa su un sapere (conoscenze, formazione, esperienza) e che implica un saper essere (e un saper divenire) relazionale. In altre parole, il counselor è consapevole del proprio ruolo specifico, del proprio sapere, saper fare, saper essere e saper divenire e dei propri limiti personali e professionali, in termini di confini e contratto, ed è in grado di dare un senso profondo a quello che fa.

Infine, il counselor professionista si aggiorna in modo permanente arricchendo competenze e conoscenze e si sottopone con continuità alla supervisione, accedendo con costanza anche a percorsi di crescita personale; attiva e collabora con reti professionali (inter/intra) e sociali.

In particolare, il counselor mette in campo queste competenze:

– accoglie il cliente e lo mette a proprio agio, ascoltandolo in modo non giudicante, dimostrandogli empatia e comprensione con autenticità e trasparenza, accettandolo profondamente nel suo modo di essere e nella sua unicità;
– ha la capacità di adattarsi al sistema di valori dell’altro e al suo linguaggio, verbale e corporeo;
– ha una specifica attitudine all’intelligenza emotiva per sentire e gestire le proprie emozioni e aiutare il cliente a gestire le sue, accompagnandolo a “stare” con quel che c’è nel qui e ora;
– è attento ai cambiamenti che avvengono nel cliente quando questi si sente accolto e percepisce la possibilità di parlare liberamente e di fidarsi;
– ha profonda conoscenza ed esperienza delle tecniche comunicative e relazionali e osserva con consapevolezza il linguaggio verbale e non verbale proprio e del cliente, l’atteggiamento somatico del cliente rispetto ai propri vissuti e contenuti, l’effetto empatico e il livello di fiducia creato, il feedback alle proposte e agli stimoli inviati al cliente per il cambiamento;
– è consapevole del setting che ha creato e che propone al cliente (posture, distanze, prossemica, spazi, tempi ecc.);
– è centrato e presente, attento e focalizzato, personalmente e professionalmente;
– mantiene costantemente un atteggiamento e uno sguardo consapevole sulle varie prospettive: se stesso, il cliente, il contesto, la dinamica relazionale, il processo;
– esprime curiosità, genuino interesse e apertura verso il cliente e il suo contesto;
– accompagna il cliente a “stare” con quel che c’è quando emergono emozioni e lo supporta nell’elaborazione;
– evidenzia le connessioni tra comprensioni e azioni, agevola la chiarificazione delle motivazioni, la scelta del progetto di cambiamento e valorizza la sperimentazione del miglioramento;
– è attento a verificare e monitorare il senso di coerenza nelle varie fasi del processo.

 

Lo sguardo del counselor

Il counselor è capace di sviluppare lo sguardo del testimone/supervisore nel setting, osservando quello che avviene nella relazione tra lui e il cliente, cogliendo gli effetti delle parole e di eventuali dinamiche di potere e relazionali legate a ruoli/posizioni/tratti caratteriali, adattando il proprio comportamento per mantenere coerente il connubio tra metodologia e contratto. In particolare guarda consapevolmente, rispetto ad alcune specifiche dimensioni:

se stesso (autovalutazione): soddisfazioni/insoddisfazioni, distacco/nostalgia, adeguatezza/inadeguatezza, senso di utilità/inutilità, maggiore o minore empatia, maggiore o minore discontinuità, maggiore o minore risonanza, gratitudine, frustrazione, indispensabilità, impotenza, riconoscimento del proprio operato;
il cliente (eterovalutazione): potenziale sviluppato, grado di motivazione e benessere raggiunto, criticità gestite, bilancio tra risorse agite e non agite;
la relazione tra sé e il cliente (intervalutazione): difficoltà relazionali emerse, agevolazione dell’autonomia, maggiore o minore fiducia ed empatia, temi/dinamiche di potere;
il contesto: limiti/ostacoli, opportunità/risorse; interconnessioni e influenze tra i vari sistemi; facilitazione o frustrazione nell’intervento, sostegno o fatica nel processo, stupore e imprevedibilità; maggiore/minore incisività per una ricaduta positiva/negativa nel sistema; maggiore/minore apprendimento diffuso per il potenziale evolutivo e sostenibile del sistema stesso.

 

Conclusioni

In questo documento abbiamo voluto restituire a tutti i soci di AssoCounseling scopi, metodologia e risultati di un lavoro fatto con volontà, tenacia e professionalità. Un gruppo di persone che in momenti diversi e con modalità diverse hanno contribuito a portare a termine un obiettivo comune e complesso. Come già detto, riteniamo che questo lavoro fondato sulle “comunità di pratica” sia un lavoro da portare avanti per far crescere la comunità professionale, le competenze, la consapevolezza di contenuti e processi, nonché un modo diverso di intendere la vita associativa e di agevolare e sollecitare il contributo di tutti i soci, per una maggiore autodeterminazione della professione basata su aspetti fondanti e condivisi.

Crediamo che questo documento, a prescindere dai preziosi contenuti, contenga un messaggio chiaro: descrivere chi è e che cosa fa un counselor è un compito che spetta in primo luogo ai counselor, ovvero a coloro che tutti i giorni vivono la bellezza e l’utilità di questa professione. Spesso ci siamo sentiti descrivere attraverso teorie e differenze, alcune favorevoli al counseling e ai counselor, altre molto ostili a questa nuova identità professionale; tuttavia queste opposte visioni sono state espresse e dibattute tra persone che in molti casi (con le dovute e preziose eccezioni) non avevano mai “erogato” una sessione di counseling o non erano mai stati clienti di un counselor.

I tempi sono maturi e anche, per certi versi, dirimenti. Questi tempi, e tutte le sollecitazioni che ci arrivano dall’esterno e dall’interno, ci richiedono di smettere di delegare e di prenderci la responsabilità di affermare con chiarezza quale ruolo, quale utilità, quali valori, quale identità intendiamo esprimere come counselor in Italia.

© Riproduzione riservata

Vai alla prima parte del documento

Persone che hanno contribuito alla realizzazione di questo documento

Coordinatrici dei lavori
Alessandra Caporale, Alessandra Cosso

Partecipanti ai tavoli in modo continuativo
Simona Agata Andrei, Valeria Balistreri, Noella Barison, Alessandra Callegari, Piera Campagnoli, Alessandra Caporale, Mauro Cecchetto, Nicola Conte, Alessandra Cosso, Mauro Doglio, Pierpaolo Dutto, Aldo Galante, Stefano Maria Gasseri, Antonello Domenico Mallamo, Davide Mariotti, Roberta Martini, Domenico Nigro, Alessandro Onelli, Irene Pulzoni, Silvia Ronzani, Paola Salvioni, Sergio Talarico, Marco Tramontin, Monica Teruzzi, Laura Torretta, Chiara Veneri, Stefania Venuti

Redazione finale del documento
Noella Barison, Alessandra Callegari, Alessandra Caporale, Mauro Cecchetto, Alessandra Cosso, Antonello Domenico Mallamo, Irene Pulzoni, Laura Torretta

The following two tabs change content below.
Comunità di pratica dei Tavoli di AssoCounseling

Comunità di pratica dei Tavoli di AssoCounseling

Nome collettivo di tutti i professionisti che, tra il 2016 e il 2018, hanno contribuito alla realizzazione del documento "Tavoli tematici AssoCounseling 2016-2018"
Comunità di pratica dei Tavoli di AssoCounseling

Ultimi post di Comunità di pratica dei Tavoli di AssoCounseling (vedi tutti)