Prima parte
Counselor a confronto:
comunità di pratica dalla Carta di Assago a oggi

 

Nella lunga storia del genere umano
(e anche del genere animale)
hanno prevalso coloro che hanno imparato
a collaborare e a improvvisare con più efficacia.
Charles Darwin

Le mutazioni e la selezione naturale
non sono di per sé sufficienti per capire la vita.
C’è bisogno anche della cooperazione.
Questa è stata il principale architetto di quattro miliardi di anni di evoluzione.
Martin Nowak

 

La storia che noi siamo: le tappe e la metodologia di lavoro

All’inizio, quando durante il convegno di Assago del 2016 ci siamo ritrovati tra decine di professionisti per confrontarci sulle nostre pratiche professionali, non avevamo idea di dove questo ci avrebbe portato. Il percorso dei tavoli tematici di lavoro è nato da un incontro tra sguardi, linguaggi e approcci diversi che ha dato vita al desiderio di continuare questi momenti, certamente impegnativi e non privi di confronti anche accesi e contrapposizioni vivaci.

Eppure il bisogno di incontro ha vinto sulla diffidenza e i personalismi. E il valore della costruzione di una identità comune, se pur integrabile con i diversi approcci metodologici, è via via apparso a tutti chiaramente. Ma come? Come costruire un percorso di scambio e confronto, che fosse in grado di produrre conoscenza condivisa e integrata, sino alla definizione di un modo di essere nella professione in cui tutti si potessero riconoscere?

 

La metodologia

Fare dialogare tra loro gli immaginari diversi per poi calarli nella realtà e metterli a confronto alla ricerca di sottili linee comuni che suggerissero un fare condiviso al di là degli approcci e delle tecniche differenti: è stato questo, sin dall’inizio, l’impegno maggiore con i tavoli tematici. Per riuscire nell’intento abbiamo sviluppato una metodologia composita, che permettesse di approfondire i temi su cui ci si concentrava su due livelli di pensiero: quello narrativo e quello logico-razionale (Bruner, 1987), in modo da favorire un processo di sensemaking (costruzione di senso) che integrasse l’immaginario dei diversi approcci e modelli di intervento in modo libero e creativo. Allo stesso tempo però il racconto che ne è emerso si è dovuto confrontare con la rappresentazione della realtà, con i problemi concreti e quotidiani che ogni giorno i counselor affrontano.

Durante il convegno del 2016, i tavoli hanno dato alla luce un documento, la Carta di Assago, che ha raccolto quando emerso dall’intensa condivisione dei 5 tavoli e dei 60 counselor giunti da tutta Italia e anche dall’Europa – ha partecipato una delegazione della European Association for Counselling (EAC) – per confrontarsi e mettere a fattor comune un vissuto professionale tanto ricco quanto variegato. Due giornate di lavoro intenso e appassionato di tutti i partecipanti, il cui risultato è stato distillato in un documento, sintetico e suggestivo, che si è posto come momento di riflessione continua sulla professione.

La Carta di Assago

Clicca l’immagine per ingrandire

Lo stesso giorno sono arrivate le prime proposte di continuare i lavori, di proseguire nel percorso. È nato così un patto di incontro e confronto, con un contratto che prevedeva l’apertura a vedere l’Altro con rispetto, curiosità e interesse e l’impegno a dedicare alcune giornate a lavori di gruppo che promettevano di essere appassionanti, ma anche faticosi. È nato quindi il percorso del gruppo dei Tavoli di lavoro, aperto a tutti i colleghi che avessero alle spalle almeno 5 anni di attività come counselor professionista e avessero svolto attività di ricerca nell’ambito specifico del counseling e/o delle scienze umane. Ma vediamo, tappa per tappa, come abbiamo lavorato.

 

Assago 2016: la prima tappa

Primo di una lunga serie di appuntamenti, quello di Assago è stato innanzi tutto un momento di scoperta. La scoperta di un bisogno condiviso al di là degli individualismi e delle distanze: provare a definirsi coralmente, scrutare il nostro esser counselor alla ricerca di un codice di riferimento che delineasse un’appartenenza del fare oltre che dell’essere.

Il lavoro dei tavoli si è svolto tra il venerdì pomeriggio e il sabato; ogni tavolo aveva un facilitatore esperto che ha guidato il gruppo in un processo studiato per ottimizzare il tempo a disposizione, permettere una elaborazione di senso e raggiungere gli obiettivi del tavolo di lavoro, che erano essenzialmente due:

1) attivare un confronto dal quale far emergere un documento di massimo due cartelle (utile per gli atti del convegno e per la presentazione in plenaria prevista per la domenica mattina);
2) far emergere dei punti chiave da inserire nella “Carta condivisa del counseling”.

Un racconto identitario che ad Assago ha mosso i primi passi ma che ha continuato a evolvere nel tempo (il convegno del 1-2 aprile 2017 infatti segnerà un secondo passaggio in questa direzione).

Ma vediamo nel dettaglio la metodologia utilizzata.

I cinque tavoli raccoglievano ciascuno una decina di colleghi ed erano dedicati a un tema fondamentale che impatta la professione:

– le tecniche del counseling;
– le caratteristiche umane e le abilità personali del counselor;
– i valori, l’etica e i principi deontologici;
– le buone pratiche e il confronto con le esperienze europee e le prospettive culturali e applicative nel futuro del counseling;
– il percorso di formazione.

I tavoli sono stati organizzati per lavorare ciascuno con un facilitatore che ha accompagnato il processo di sensemaking all’interno del pensiero di gruppo. Oltre alla sottoscritta ed Eliana Stefanoni che hanno facilitato l’intero processo, a gestire i diversi tavoli hanno contribuito Roberta Lorenzetti, Dianora Natoli, e Giorgio Piccinino.

Per evitare troppa risonanza nella sala, il processo è stato pensato per coinvolgere i membri dei gruppi in discussioni di due, massimo tre persone per volta. Inoltre si è deciso di utilizzare, come già scritto, una tecnica mista: in ogni tavolo una parte dei partecipanti (sottogruppo 1) ha lavorato su una mappa mentale concettuale (Rico, 2000; Cosso, 2013), una modalità più creativa che permette di rappresentare e mettere in relazione gli immaginari delle persone. Una seconda parte (sottogruppo 2) ha lavorato con una tecnica di Dialogo Interno/esterno, più razionale e mirata a stimolare il pensiero critico. Ciascun membro del tavolo è arrivato con dei materiali da condividere e ha trovato sul tavolo altri materiali da elaborare con i compagni di lavoro.

Nel pomeriggio di venerdì si è passati all’elaborazione dei contenuti: ogni tavolo è stato diviso in due gruppi e ciascun gruppo in coppie o in gruppi di tre. Il sabato si è proceduto ad assemblare i contenuti in vista della presentazione dei risultati al Direttivo di AssoCounseling e la mattina successiva la Carta è stata presentata all’assemblea dei soci dal Consiglio di Presidenza di AssoCounseling, con un rappresentante di ogni tavolo e i responsabili del processo.

Qualche settimana dopo il convegno molti dei partecipanti si sono detti disposti a continuare il lavoro iniziato ad Assago. AssoCounseling ha invitato tutti i soci con l’esperienza necessaria (5 anni di pratica professionale e attività di studio e ricerca) a presentarsi e in molti si sono fatti avanti. L’appuntamento successivo sarebbe stato un anno dopo, al convegno dell’aprile 2017 a Firenze.

 

Parte il percorso dei Tavoli: Firenze, aprile 2017

Sabato primo aprile i partecipanti si sono riuniti in una sede quanto mai appropriata: lo storico Gabinetto scientifico-letterario Vieusseux, ospitato all’interno di Palazzo Strozzi, un’istituzione culturale di Firenze. Non tutti i presenti avevano partecipato ai lavori di Assago, per cui il primo obiettivo era quello di riallineare sensibilità e punti di vista, linguaggi e sguardi. I counselor hanno lavorato in gruppo, utilizzando template visivi che permettevano di visualizzare con immagini i concetti che venivano elaborati. Un tavolo aveva il compito di riprendere in mano la Carta di Assago e valutarne gli aspetti da integrare ed elaborare, per creare una mappa dei temi e delle questioni che andavano approfondite. Un secondo tavolo ha analizzato la relazione counselor/cliente da molti punti di vista: che cosa pensa, vede, esprime e sente ciascuno dei due soggetti della relazione. Il terzo tavolo si è concentrato sull’analisi della struttura del percorso di counseling, cercando di evidenziarne gli aspetti ‘fondanti’ che caratterizzano quel tipo di relazione.

I lavori non si sono conclusi quel giorno, ma sono stati ripresi durante un’altra giornata di lavoro che si è svolta a Milano nel giugno successivo.

 

Milano, 13 giugno 2017

Si è continuato a elaborare i template costruiti durante il convegno di Firenze, approfondendo i temi per arrivare a una definizione di massima, il più possibile trasversale ai diversi approcci metodologici, di che cosa sia e come si svolga il processo di un percorso di counseling. Attraverso tecniche di visualizzazione i gruppi hanno definito una metafora del processo di counseling come un fiume che mette in relazione il processo stesso con il contesto, il cliente e il counselor e hanno approfondito i temi delle competenze e dello sguardo necessari a mettersi in navigazione in quel fiume. Sono apparsi evidenti alcuni aspetti fondanti del processo:

– Sorgente: la domanda del cliente.
– Contesto: ciò che attiene alla professionalità del counselor (formazione, supervisione, etc.).
– Setting: modalità in cui la domanda del cliente è accolta (tempi, direzione, regole, etc.).
– Foce: risultato (maggiore consapevolezza etc.).

Si è deciso di concentrare l’incontro successivo su queste tematiche.

 

Milano, 23 novembre 2017

Qualche mese dopo, sempre a Milano, il percorso è ripreso, focalizzando i lavori sul tema del processo di counseling e in particolare su alcuni aspetti emersi come cruciali per tutti i partecipanti:

– la visione esistenziale alla base del processo;
– la struttura del processo (tappe, setting, regole, etc.);
– le caratteristiche della relazione (obiettivo, natura delle relazione, etc.).

Al tema dei tempi (durata del processo, numero degli incontri, ecc.) si è deciso di dedicare particolare attenzione: un gruppo si è impegnato quindi a confrontare le proprie esperienze su questo argomento, mentre altri gruppi lavorano sugli strumenti di base trasversali ai diversi approcci e sulle aree di sovrapposizione con altre professioni di aiuto. Tutti i gruppi però si sono confrontati facendo riferimento alla matrice di struttura del processo che è emersa dai lavori precedenti, ovvero con le tre fasi di esplorazione, approfondimento e chiusura.

Osservando i gruppi al lavoro diventa sempre più palpabile l’embrione di una cultura di gruppo che si manifesta in alcuni codici comportamentali dell’operare ormai condivisi e in un linguaggio che ha smussato le divergenze semantiche per integrare visioni e percezioni.

 

Milano, 30 gennaio 2018

All’appuntamento di gennaio i lavori vertono sull’analisi più in dettaglio delle tre fasi: che cosa avviene in quella fase, gli obiettivi, gli strumenti e le qualità relazionali necessarie in ogni momento del percorso. I partecipanti lavorano divisi in gruppi, utilizzando flipchart e post-it, cercando di mettere in comune conoscenze, esperienze e fallimenti, riflessioni e sperimentazioni.

Il dibattito è spesso acceso ma quello che sta avvenendo è un processo di maturazione di gruppo che lentamente sta creando un terreno di scambio e confronto e un linguaggio condiviso per integrare il bisogno di appartenenza con la propria individualità. Alla fine di ogni giornata traspare un’intima soddisfazione non solo per il lavoro fatto, ma anche per l’esperienza del costruire in comune, di regalare un po’ di sé per dare vita a un NOI.

 

L’identità è un dialogo: Milano, 8 marzo 2018

Penultima tappa di quello che, ormai è evidente a tutti, è anche un percorso di counseling di gruppo, dove il processo di counseling è allo stesso tempo un mezzo e un oggetto di studio. Un gruppo ristretto di una dozzina di persone si ritrova per creare la base di questo stesso documento. Si lavora tutti insieme, costruendo, parola per parola, frase per frase, la descrizione del processo di counseling e delle sue tappe per come è emerso da questo straordinario processo di co-costruzione identitaria di gruppo. Il documento prodotto è la visibile testimonianza del percorso di consapevolezza, maturazione e condivisione che i tavoli hanno svolto.

Il lavoro di redazione continua offline, con incontri ristretti e un giro di mail in cui la bozza viene via via rifinita e condivisa per integrazioni e osservazioni. La circolarità del feedback e delle iniziative, l’evidente priorità che la definizione di un NOI ha ottenuto da tutti i partecipanti rispetto all’affermazione della propria individualità è la garanzia che il lavoro di redazione è davvero il risultato di un confronto tra professionisti appartenenti a una comunità di pratica.

 

Chiusura

Il percorso si chiude integrando il documento con le parti introduttive e la descrizione delle tappe e della metodologia, affinché a tutti sia chiaro come si è giunti ai contenuti del documento stesso. Un ultimo incontro durante il convegno dell’aprile 2018 serve a preparare la presentazione che i rappresentanti dei Tavoli faranno all’assemblea dei soci del lavoro fatto in questi due anni, prima che il documento finale sia pronto per essere rilasciato.

Imparare a non volersi imporre è una disciplina
che crea lo spazio per esplorare la vita altrui,
e consente che l’altro, alla pari di noi, possa esplorare la nostra.
Richard Senne

 

© Riproduzione riservata

Vai alla seconda parte del documento

Bibliografia

Bruner, J. (1986). La mente a più dimensioni. Roma: Laterza.

Cosso, A. (2016). They say I am my own story. Then, how can I change the plot?. In Matters of Telling: The Impulse of the Story. Oxford: Inter-Disciplinary.

Cosso, A. (2015). Sviluppare l’autenticità per evolvere – il counseling per intervenire sulla cultura organizzativa. In AA.VV., Le buone pratiche del counseling. Milano: Franco Angeli.

Cosso, A. (2013) Raccontarsela. Copioni di vita e storie organizzative: l’uso della narrazione per lo sviluppo individuale e d’impresa. Bologna: Lupetti.

Klauser, H.A. (1987). Writing on Both Sides of the Brain: Breakthrough Techniques for People Who Write Paperback. New York: Harper Collins.

Lucchini, A. (2005). La magia delle scrittura. Milano: Sperling & Kupfer.

Rico, G.L. (2000). Writing the Natural Way: Turn the Task of Writing into the Joy of Writing. New York: Tarcher/Putnam Books. Retrieved from : https://thesarcasticmuse.com/2015/01/29/clustering-and-mindmapping-for-writers/

The following two tabs change content below.
Alessandra Cosso

Alessandra Cosso

Professional Advanced Counselor
Supervisor Counselor, Executive coach e giornalista professionista, è consulente d’impresa ed esperta di Narrazione e Storytelling organizzativi. Interviene nelle organizzazioni di lavoro facilitando l’esplorazione e l’evoluzione dei racconti identitari organizzativi, individuali e di gruppo e potenziando le relational skills, per facilitare l’espressione di sé e del proprio talento. Già nelle Faculty di Fondazione Istud e di Scuola Holden, insegna allo IULM e al Centro Berne di Milano tecniche narrative. Docente di Dinamiche Psicosociali dei Racconti Organizzativi al Master M.U.S.T dell’Università di Pavia, è direttore dell’Osservatorio di Storytelling dell’Università di Pavia, fondatore ed Editor della rivista Narrability Journal e vice direttore della Rivista Italiana di Counseling. È autrice di numerose pubblicazioni tra cui: Raccontarsela - Esplorare copioni e storie organizzative per lo sviluppo individuale e d'impresa, ed. Lupetti, 2013 e “Sviluppare l’autenticità per evolvere – il counseling per intervenire sulla cultura organizzativa” in AAVV, a cura di Piccinino G., Le buone pratiche del counseling, Franco Angeli 2015