L’integrazione del counseling sistemico come strumento chiave nella progettazione e nell’implementazione degli interventi di crescita e sviluppo

Abstract

L’obiettivo dell’articolo, che riassume i risultati di un lungo lavoro di ricerca teorica e su campo, consiste nel mettere in luce come il counseling sistemico possa offrire un contributo concreto e realmente efficace nel contesto della progettazione e della realizzazione di interventi specifici di crescita e sviluppo, progettati ed implementati da Associazioni, Organizzazioni Internazionali e Organizzazioni Non Governative, che si pongono come fine il miglioramento delle condizioni di vita di gruppi sociali deboli in contesti fragili. L’utilizzo del counseling sistemico favorisce la qualità, l’efficacia, la pertinenza e la sostenibilità delle azioni in tutte le fasi del processo: 1. Analisi (degli attori, dei problemi e degli obiettivi); 2. Progettazione; 3. Implementazione; avvalendosi in maniera alternata e/o integrata, per ciascuna fase, delle regole della Teoria dei Sistemi, dei counseling skills e del counseling come strumento di aiuto.

Keywords

Progettazione, sviluppo, cambiamento, cooperazione.

 

Le diverse agenzie delle Nazioni Unite che si occupano di sviluppo della popolazione del pianeta hanno elaborato, nel tempo, indici di crescita sempre più articolati e integrati, passando dal PIL come unico riferimento a una serie di parametri relativi alla salute e al livello di scolarizzazione dei cittadini (Pearson, Smith, Todaro, 2006, p.59). Stabilire precisi riferimenti in questo senso non è solo importante per misurare la crescita effettiva dei paesi, ma anche per definire i settori nei quali è necessario investire ed intervenire affinché tale crescita possa essere reale, incrementando nel tempo. All’interno di questo dibattito internazionale, l’economista indiano Amartya Sen, premio Nobel nel 1998, ha offerto un contributo eccezionale introducendo i concetti di “libertà di scelta” e di “autodeterminazione”. Secondo Sen, il grado di benessere di una nazione, di una comunità, di una famiglia o di un singolo individuo, dipendono essenzialmente dalla loro effettiva possibilità di scegliere: concetto che racchiude in sé sia la disponibilità di beni materiali, sia la capacità di utilizzare e gestire tali beni in modo funzionale, efficace, costruttivo e sostenibile (Sen, 1985, 1999).

“Sen sostiene che la povertà non possa essere adeguatamente misurata attraverso parametri come il reddito; quello che conta, per il benessere, non è solo la caratteristica dei beni materiali di cui si dispone, come nell’approccio utilitaristico, ma quale uso i consumatori possano o non possano fare di quei beni” (Pearson, Smith, Todaro, 2006).

 

“Per esempio, andare in bicicletta deve essere considerato diversamente dal possedere una bici” (Sen,1985).

Di conseguenza, un paese caratterizzato da ingente reddito e forti disparità di genere non potrà godere di un indice di sviluppo particolarmente elevato, in quanto almeno metà della sua popolazione non dispone di una reale libertà né della piena possibilità di scelta relativamente all’utilizzo dei beni che possiede. Alla base del concetto di libertà, si fonda quello di capacità. La capacità di “fare” e di “essere” costituisce, secondo Sen, il principale strumento sia per essere liberi di scegliere e pienamente responsabili delle proprie scelte, sia per far fronte ai bisogni individuali e collettivi.

“La libertà di scelta e il controllo della propria vita sono di per sé, dunque, un aspetto centrale per la comprensione e la definizione del concetto di benessere” (Pearson, Smith, Todaro, 2006).

Il fine sommo che il counseling si pone consiste nel migliorare la qualità di vita di un individuo, o di un gruppo di individui, incrementandone il grado di autonomia e di autodeterminazione, e accrescendone e rafforzandone la capacità di scelta. Questo significa che, stando alla teoria di Sen, il counseling dovrebbe poter offrire un contributo fondamentale in quei contesti professionali che mirano alla crescita del benessere e allo sviluppo di un determinato paese, di una regione, di un’area geografica, di una comunità o di un insieme di persone. Inoltre, nessun processo di sviluppo può prescindere dal cambiamento. Crescere, inteso nel senso più esteso del termine, significa cambiare e il counseling si occupa esattamente di questo.

Ciò premesso, risulta importante capire in che modo, da un punto di vista prettamente concreto, il counseling possa rappresentare un valore aggiunto alla progettazione e alla realizzazione di interventi di crescita e sviluppo, sia dal punto di vista tecnico che per quanto riguarda i contenuti.

Generalmente, interventi di questo tipo si strutturano attraverso uno specifico percorso di progettazione (EC, 2004), i cui passaggi iniziali consistono nell’individuazione dei beneficiari delle azioni e nell’analisi delle caratteristiche del problema che si mira a risolvere. Immaginiamo di voler agire a favore di un gruppo di minori, appartenenti a un contesto sociale particolarmente fragile, per contrastare il fenomeno dell’abbandono scolastico in una data comunità di un determinato paese. Definiti i beneficiari a cui si rivolge il futuro progetto (quindi i minori che rischiano di rimanere esclusi dall’istruzione obbligatoria), diventa a questo punto fondamentale analizzare le cause che generano un tasso di defezioni da parte degli alunni così elevato da giustificare la necessità di un intervento, al fine di identificare le azioni che potrebbero realmente e positivamente incidere sull’incremento della frequenza scolastica.

Durante la fase di individuazione degli attori, di prassi, chi si occupa di progettazione fa riferimento unicamente ad alcuni gruppi specifici, che in termini tecnici vengono distinti e definiti come beneficiari finali, target groups e stakeholders[1] (EC, 2004). L’approccio sistemico suggerisce, invece, di spostare l’interesse dai singoli gruppi ai sistemi ai quali i gruppi appena menzionati appartengono.

Con il termine “sistema” si intende un insieme di soggetti e di regole organizzative e relazionali che ne definiscono l’interazione, in cui un cambiamento, anche solo da parte di uno dei componenti, comporta un qualche cambiamento su tutti (Watzlawick, Beavin, Jackson, 1971). Fare riferimento a un sistema, quindi, significa che, se l’intervento è destinato ai minori, per esempio, sarà necessario identificare ed includere un insieme specifico (selezionato in funzione dell’obiettivo) di cui i minori stessi sono parte, che potrebbe coincidere con le relative famiglie, oppure, ampliando il campo di osservazione, con il contesto socio comunitario in cui esse vivono.

Questo passaggio, forse apparentemente banale, non è invece assolutamente scontato nell’ambito della progettazione per lo sviluppo e comporta un cambiamento radicale in termini di evoluzione ed elaborazione sia della struttura dell’intervento che dei suoi contenuti.

Ciascun soggetto (inteso come elemento singolo o come gruppo) appartiene a un numero variabile di sistemi che egli ha il potere di modificare e da cui viene influenzato. Ognuno di questi sistemi è caratterizzato da una serie di regole che definiscono la natura del rapporto e le caratteristiche dell’esistenza degli individui al suo interno. Questo significa che il sistema a cui gli attori del futuro intervento appartengono costituisce il contenitore di tutte le risorse disponibili e dei possibili rischi, determinanti affinché il cambiamento al quale si auspica possa o non possa realizzarsi. Pertanto, risulta evidente l’assoluta importanza di considerare non solo i singoli gruppi protagonisti delle azioni progettuali, ma l’intero contesto sistemico di cui essi sono parte. Comprendere la differenza tra i due approcci è fondamentale. Aumentare il numero delle scuole, ad esempio, oppure incrementare la qualità professionale degli insegnanti o, ancora, migliorare la situazione lavorativa delle madri, riducendo così l’impatto economico famigliare del lavoro minorile, può non essere sufficiente a modificare i tassi di abbandono scolastico in determinate aree del pianeta se i sistemi interessati non subiscono nessuna modifica di base e restano strutturati su regole che non favoriscono l’istruzione. Se non si interviene sulle strutture sistemiche portanti, il cambiamento può difficilmente o solo parzialmente avvenire.

La non considerazione dei sistemi, oltre che a mettere a rischio il corretto raggiungimento dei risultati, preclude anche la qualità di un secondo passaggio cruciale in fase di progettazione: l’analisi dei problemi, ovvero l’individuazione delle caratteristiche locali che favoriscono l’esistenza del fenomeno che si ambisce a combattere o ridurre.

Il metodo classico di progettazione prevede uno studio strutturato sull’approccio lineare causale, rispondente alla logica dei “perché?”, all’interno del quale gli attori vengono considerati tutti su uno stesso piano, senza riferimento specifico alle caratteristiche della loro interazione. Diversamente, il counseling sistemico suggerisce non solo di procedere ad un’analisi specifica per ciascuno dei sistemi interessati dal problema, quindi uno studio articolato su diversi livelli, ma sollecita anche l’utilizzo di un approccio esplicativo di tipo circolare, fondato sulla logica del “come?”. Senza entrare nel dettaglio tecnico, è importante evidenziare quanto questa seconda modalità d’azione favorisca il quasi immediato emergere delle regole relazionali ed organizzative (quindi delle strutture) che contribuiscono a generare, all’interno dei sistemi, il problema in oggetto. Attraverso l’approccio classico si ottengono informazioni parziali, come la scarsità di scuole sul territorio, ad esempio, oppure l’inadeguatezza numerica o qualitativa degli insegnanti. Elementi che, certamente, incidono sul tasso di abbandono scolastico, ma affrontati singolarmente non sono probabilmente sufficienti a modificare sostanzialmente la situazione. La realtà attuale dimostra, infatti, come vi siano luoghi caratterizzati da una più che sufficiente disponibilità di edifici scolastici e un allarmante tasso di defezioni (anche solo nel nostro paese), e luoghi che registrano una frequenza superiore al 90% nonostante gli alunni debbano percorrere a piedi lunghi tragitti per poter prendere parte alle lezioni. Per raggiungere correttamente l’obiettivo e renderlo sostenibile, è pertanto fondamentale riuscire a capire come, attraverso quali meccanismi, i sistemi target producano, al proprio interno, un’elevata mancata scolarizzazione minorile. Solo in questo modo si può circoscrivere uno spazio cruciale d’azione, costituito dall’insieme delle regole sistemiche disfunzionali che è necessario modificare affinché il cambiamento possa realmente avvenire.

Il principio di Equi-Finalità della Teoria dei Sistemi (Watzlawick, Beavin, Jackson, 1971, p.117) mette in luce come per determinare un certo tipo di risultato non siano le condizioni iniziali a fare la differenza, bensì la natura dell’organizzazione dei sistemi (quindi l’insieme delle loro regole strutturali). Esistono stati poveri che hanno raggiunto livelli di civiltà e di sviluppo incredibili e imparagonabili a quelli dei paesi limitrofi, unicamente grazie alla qualità e all’efficacia del proprio sistema organizzativo. L’esempio del Kerala, nell’India meridionale, è diventato un riferimento mondiale in questo senso. Per realizzare un cambiamento sostenibile è dunque fondamentale modificare parte delle regole relazionali ed organizzative caratteristiche dei sistemi target e affinché tali regole possano essere sostituite con comportamenti maggiormente efficaci è indispensabile costruire e sviluppare capacità interne specifiche.

Elaborare nuove regole sistemiche funzionali al raggiungimento degli obiettivi è un processo che deve necessariamente essere endogeno. Gli attori esterni (che potremmo chiamare i professionisti del cambiamento) svolgono un importante ruolo formativo, fornendo al sistema strumenti conoscitivi e pratici strategici, ma è compito delle parti che lo compongono definire e realizzare il cambiamento in funzione di ciò che si vuole ottenere. Per tornare al progetto finalizzato a contrastare l’abbandono scolastico, parallelamente alla costruzione di nuove scuole e all’incremento numerico e qualitativo degli insegnanti, è fondamentale supportare le famiglie dei ragazzi, o il loro contesto socio comunitario, in un processo di costruzione di capacità essenziali a permettere una riorganizzazione interna e concreta tale da favorire la scolarizzazione. Riorganizzarsi significa modificare alcuni aspetti specifici e disfunzionali della propria realtà. Facciamo riferimento a un ipotetico intervento volto ad accrescere l’accesso delle donne al mondo del lavoro in un paese in via di sviluppo. Alcune delle azioni progettuali potrebbero consistere in un’analisi di mercato allo scopo di individuare aree professionali interessanti ai fini prefissati. Successivamente, si procederà a formare le beneficiarie in modo che possano avviare e gestire la nuova attività, ma questo potrebbe non essere sufficiente a far si che ciò accada realmente e in modo continuativo nel tempo. Perché una donna possa intraprendere un piccolo commercio, ad esempio, non basta, infatti, che segua un corso di alfabetizzazione, calcolo e management, ma è fondamentale che l’intero sistema famigliare o sociale al quale essa appartiene sia in grado di permetterle, realmente, di lavorare. Se le regole strutturali sono ostative in tal senso, è difficile che il progetto riesca a raggiungere l’obiettivo prestabilito. Questo non vale, ovviamente, solo per alcuni paesi oltremare. Ovunque nel mondo, laddove le strutture sono fortemente patriarcali o non sufficientemente organizzate da favorire la permanenza prolungata di una madre fuori casa (attraverso il supporto di famigliari, la disponibilità di scuole, ecc.), è necessaria una loro modifica sostanziale al fine di favorire l’accesso femminile al mondo del lavoro. L’approccio sistemico, pertanto, mette in luce in maniera evidente come, per essere realizzabile e sostenibile, qualsiasi intervento di crescita e sviluppo debba essere integrato da opportune azioni di capacity building trasversale volte a costruire, all’interno dei sistemi, capacità e strumenti specifici per individuare le regole ostative e sostituirle con comportamenti adatti e funzionali al fine che si intende conseguire. L’insieme di queste capacità e di questi strumenti trasversali, applicabili indipendentemente dal luogo, dal contesto e dal contenuto, corrisponde ai counseling skills, ovvero alle abilità di realizzare un processo di cambiamento interno appropriato, fattibile, durevole e sicuro per l’equilibrio sistemico.

Strutturare i progetti facendo riferimento a singoli gruppi (donne, minori, insegnanti, disabili, ecc), senza includerne i sistemi di appartenenza, favorisce la realizzazione di un’analisi superficiale e parziale dei problemi, il sorgere di elementi ostativi in fase di implementazione e successivamente al termine, lo spreco di risorse, la messa in atto di processi di cambiamento conflittuali e destabilizzanti, nonché l’omissione delle capacità trasversali strutturali essenziali. Queste ultime, non solo, come già messo in luce, contribuiscono in maniera cruciale a determinare l’esito di un intervento, ma costituiscono anche l’unica strada possibile affinché il processo di crescita e sviluppo possa realmente strutturarsi dall’interno. Un processo di sviluppo elaborato dal sistema interessato, rispetto a un’azione predisposta esternamente, per quanto inclusiva e partecipata, favorisce il reale raggiungimento dei risultati, così come la loro efficacia e sostenibilità, la tutela degli equilibri e dell’identità locale. Il contributo del counseling in termini di capacity building non si limita, tuttavia, solo a rendere fattibile e funzionale la modifica strategica delle regole sistemiche, ma si dimostra particolarmente utile anche nell’ambito di altri due aspetti spesso centrali negli interventi di sviluppo: la diffusione dell’informazione e le azioni di advocacy. I gruppi sociali più deboli hanno scarso accesso all’informazione e un’informazione insufficiente comporta conseguenze disastrose in termini di benessere, soprattutto se lo consideriamo proporzionale alla libertà di scelta e di autodeterminazione così come lo intende Amartya Sen. La richiesta di riforme legislative e istituzionali avanzate ai governi o alle autorità locali da parte della popolazione e delle organizzazioni di società civile (tecnicamente definita advocacy) viene altresì considerata come elemento indispensabile a favorire e strutturare la crescita dal basso di un paese, o di un’area, dalle sue radici (grassroots grow). Sia la costruzione di un’informazione accessibile che l’efficacia degli interventi di advocacy dipendono sostanzialmente dalla qualità della comunicazione, elemento centrale e cruciale per il counseling che dispone di strumenti specifici eccezionali per il miglioramento e l’ottimizzazione dei processi comunicativi. Il trasferimento di tali strumenti ai sistemi target, attraverso la realizzazione di interventi formativi ad hoc, costituisce, dunque, un’altro possibile utilizzo dei counseling skills come strategia per rafforzare l’autonomia e l’auto-determinazione degli stessi sistemi nel loro processo di crescita.

L’apporto del counseling sistemico alla progettazione per lo sviluppo, in termini di definizione degli attori, analisi dei problemi e costruzione di capacità chiave, rappresenta, pertanto, un valore aggiunto inestimabile. Ma il suo contributo non si limita unicamente a quanto considerato fin ora. Sussiste, infatti, un’ulteriore importante spazio d’azione che consiste nella creazione di specifici servizi di aiuto alla persona o a gruppi di individui. Gli interventi di crescita e sviluppo ambiscono a incrementare le condizioni di salute, sociali e/o economiche di classi particolarmente svantaggiate, a rafforzarne la realizzazione dei diritti, limitare i conflitti, contrastare e prevenire le violazioni, e supportare le vittime o i soggetti a elevato rischio. Questo avviene generalmente in aree geografiche deprivate, dove le effettive possibilità di sostegno alla popolazione sono scarse, soprattutto in termini di strumenti concreti e di conoscenze. Sviluppare localmente la figura del counselor e integrarla all’interno di servizi, associazioni, organizzazioni e strutture già operative, può offrire la possibilità di far fronte a una serie di bisogni cruciali al momento ancora prevalentemente insoddisfatti. Infine, il counseling costituisce un potenziale importante strumento di supporto agli operatori internazionali e locali del settore, che svolgono un ruolo essenziale per la qualità dei processi di crescita nel loro complesso. I primi sono esposti alla precarietà degli spostamenti continui, al confronto con culture diverse, alla gestione di relazioni e situazioni problematiche, in contesti complessi dove scarseggiano i punti di riferimento mentre abbondano le difficoltà, a volte in guerra o durante le fasi di post conflitto, altre in momenti di emergenza. I secondi, con riferimento soprattutto agli human rights defenders che l’Unione Europea si impegna a supportare (EU, 2015) vivono spesso in una condizione di elevato rischio, sia per la propria vita che per quella dei famigliari poiché, attraverso le azioni che mettono atto, osteggiano interessi chiave, attività criminali, commerci illeciti, sfruttamento e tratta di esseri umani. Ad oggi, non esiste per loro alcun sistema realmente strutturato di sostegno specifico e tale mancanza pregiudica sia la stabilità ed il benessere dei professionisti, che il loro operato.

Il percorso di integrazione del counseling alla progettazione per lo sviluppo, indistintamente dall’area geografica, dalla tipologia di target o dal settore di intervento, costituisce, senza dubbio, un possibile importante spazio evolutivo, nonché un valore aggiunto indiscutibile sul quale è fondamentale riflettere, poiché dalla qualità del cambiamento che mettiamo in atto oggi dipende la qualità della vita domani.

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Note

[1] I beneficiari finali sono coloro che traggono beneficio dalla realizzazione del progetto, i gruppi target costituiscono i destinatari delle azioni progettuali, mentre gli stakeholders rappresentano tutti coloro che verranno in qualche modo coinvolti dal progetto.

Bibliografia

Allen T., Thomas A., (2000), Poverty and Development into the 21st century, Oxford: The Open University.

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Anita D'Agnolo Vallan
Laureata in Lettere e Filosofia all’Università di Torino, con un diploma di specializzazione in Economia dello Sviluppo e un Master in Management of Development presso l’International Training Centre of the ILO, consegue successivamente il diploma di Counseling. Mentre si occupa di progetti europei di cooperazione internazionale, nel 2011 intraprende uno studio sperimentale di applicazione della Teoria dei Sistemi alla progettazione per interventi di crescita e sviluppo che la porterà a realizzare prima l’Application of the Systemic Approach to project design for development and human rights e in un secondo momento, nel 2015, il SACID, Systemic Approach to Change, Innovation and Development attualmente in esame presso la Commissione Europea a Bruxelles. Ex giornalista pubblicista, lavora come libera professionista, trainer, counselor e consulente in processi di cambiamento e sviluppo, per organizzazioni non governative, associazioni, enti pubblici e privati, nell’ambito della progettazione europea tra l’Italia e il Belgio, dove vive.

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