Counseling e psicologia professionale: una convivenza possibile?

Grazie, grazie a tutti.

Buongiorno a tutte le socie e a tutti i soci di AssoCounseling, ai referenti delle scuole e ai loro collaboratori, agli allievi, ai counselor esterni, ai relatori e agli ospiti.

Anzitutto vorrei ringraziare tutti voi, al di fuori di ogni retorica, per il grande entusiasmo con il quale avete accolto questo sesto convegno nazionale di AssoCounseling.

Grazie in particolare a coloro che vengono da fuori Milano. Grazie ad ognuno di voi che impegna due giorni del proprio tempo, due giorni sottratti al proprio lavoro e alle proprie famiglie per stare insieme a noi.

Forse non dovrei più stupirmi, ma vedere oltre 800 adesioni ad un convegno di un’associazione professionale, dà la misura non solo della vitalità della stessa, di tutti i suoi soci e del loro operato, ma anche dell’evoluzione che ormai inesorabilmente il counseling sta avendo in Italia.

Il counseling è un qualcosa che ci lega e ci accomuna e il convegno annuale di AssoCounseling è ormai diventato un appuntamento che risponde all’esigenza così sentita da parte di tutti noi di ritrovarsi. Di trovarsi in un luogo e in uno spazio in cui parlare di counseling, in cui confrontarsi con altri colleghi, in cui trovare anche solo un momento per un caffè insieme.

Questo è il nostro convegno, dal “lontano” 2010 in cui ci ritrovammo – poco più che un centinaio – alla Casa della Cultura, qui a Milano, passando negli anni successivi attraverso Firenze e poi di nuovo Milano, in una costante evoluzione. Un’occasione per rendere ragione del tempo, delle energie, dell’entusiasmo che ognuno di noi mette in questa nostra professione ogni giorno, tutti i giorni dell’anno.

Questa mia breve relazione ha più che altro l’obiettivo di favorire un dibattito interno alla nostra categoria che, possibilmente, possa a sua volta stimolare riflessioni più ampie che coinvolgano altre categorie professionali a noi vicine.

In questi anni abbiamo assistito a cambiamenti importanti.

Cambiamenti legislativi con il varo della Legge 4. Legge, a dire il vero, ancora da troppi poco compresa. Legge che, è bene ricordarlo un’altra volta ancora, non va a regolamentare o a riconoscere niente, tanto meno il counseling. Legge che però, nella sua quasi disarmante semplicità, ha rotto un sistema monopolistico che andava avanti in Italia da oltre un secolo: quello degli Ordini professionali. Legge dal contenuto altamente “politico” ma che, per uno strano scherzo del destino, è passata grazie ad un Governo tecnico. Questa Legge è la nostra base da cui partire, la nostra base su cui iniziare a costruire il nostro futuro professionale.

Ci sono stati poi cambiamenti inerenti il nostro sistema di rappresentanza. L’Italia è finalmente e a pieno titolo rappresentata all’interno dell’associazione europea, grazie allo straordinario lavoro di Federcounseling e alla grande tenacia con cui la nostra Chiara Veneri – referente italiano in EAC – porta avanti le nostre istanze. Proprio questa mattina avete appreso dalla viva voce del Presidente Sheedy la grande novità sul certificato europeo di counseling. Certificato che, è bene ribadirlo, pur non avendo un carattere immediatamente “operativo” né tanto meno valore legale, rappresenta un punto fermo importante lungo la strada che porta al riconoscimento della nostra professione.

Quello appena trascorso, dal nostro ultimo convegno a Firenze, è stato un anno ricco di avvenimenti. Avvenimenti che riguardano sia l’associazione sia, più in generale, tutto il mondo del counseling.

Sicuramente l’inserimento di AssoCounseling negli elenchi del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), a cui fa da contraltare il ricorso presentato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) al TAR del Lazio, ricorso di cui più avanti avrò modo di parlare dettagliatamente.

Ma qual è la vera novità?

Sento in maniera molto forte l’idea e la percezione che qualcosa nel mondo del counseling sta cambiando.

Le associazioni professionali di categoria, finalmente, stanno iniziando ad occuparsi anche di politica professionale, quello che secondo me deve essere l’obiettivo e la mission principale.

Dopo molti anni di quasi totale inattività, che di fatto oltre ad aver causato la perdita di tempo prezioso ha anche allontanato molti counselor dalle logiche associative, oggi la maggior parte delle sigle del settore ha iniziato ad occuparsi attivamente della categoria dei counselor.

Certamente pesa nell’economia generale la posizione di retroguardia di alcune sigle, ma altrettanto certamente è innegabile che negli ultimi anni abbiamo assistito ad un percorso di coesione da parte di molte associazioni che, da un punto di vista prettamente funzionale ed organizzativo, è sfociato poi nel 2013 nella nascita di Federcounseling.

Voglio rivendicare con forza che protagonista di questo processo di ricomposizione è indubbiamente AssoCounseling fin da quando, con la sua costituzione nel 2009, ha impresso una accelerazione allo sviluppo del counseling in Italia.

Conservando dove c’era da conservare, innovando dove c’era da innovare, riformando dove c’era da riformare.

Tirandosi addosso anche molte critiche che, guarda caso, venivano e continuano tutt’oggi a venire da quelle associazioni inattive per mancanza di strumenti o, peggio ancora, inattive in virtù di un chiaro disegno politico: tenere i counselor chiusi in un “recinto” perché questo è funzionale a interessi e logiche diverse. Logiche che non hanno niente a che vedere con lo sviluppo del counseling e della categoria dei counselor.

Mi auguro che in futuro possano intervenire ulteriori cambiamenti e, pur nella diversità e nelle differenze individuali, si possa addivenire ad una posizione condivisa su molti dei temi che ritengo fondanti per i counselor.

Voglio tuttavia spendere anche due parole sul ricorso al TAR promosso dal CNOP.

In data 14 novembre 2014 il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) ha depositato al Tribunale Amministrativo del Lazio un ricorso contro il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), contro il Ministero della Salute e contro AssoCounseling per l’annullamento del provvedimento con il quale il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ha iscritto AssoCounseling negli elenchi di cui alla Legge 4/2013 (elenco delle associazioni professionali non regolamentate) nonché per l’annullamento del Parere del Consiglio Superiore della Sanità del 2011. Parere che, in buona sostanza, legittimava il counseling come una professione “altra” rispetto a quella di psicologo.

Psicologi contro il resto del mondo? Dal ricorso depositato parrebbe proprio di sì.

Il CNOP ricorre contro l’inserimento di AssoCounseling nell’elenco delle associazioni di categoria tenuto dal MISE ai sensi della L. 4/2013, ma non solo: ricorre inoltre contro i vari pareri rilasciati negli ultimi anni da – nell’ordine – Consiglio Superiore di Sanità, Ministero della Salute, Ministero dello Sviluppo.

E poiché, nella sostanza, il CNOP motiva le sue richieste sostenendo che il counseling è un’attività riservata per Legge agli iscritti all’Ordine degli psicologi o, in subordine, ai laureati con la triennale iscritti alla sezione B dell’Albo (i così detti psicologi junior), molte associazioni di counseling hanno deciso di depositare un intervento ad opponendum ovvero un intervento adesivo per sostenere la posizione di AssoCounseling (che di fatto è la posizione di tutti).

Ringraziamo dunque le associazioni AICo, ANCoRe, CNCP, REICO e SICOOl che sono al nostro fianco in questa battaglia.

Siete stati in molti a chiedermi, negli ultimi due mesi, se sono preoccupato di questo ricorso.

No, nella maniera più assoluta. Non solo e non tanto perché credo di rappresentare delle istanze che si collocano nel giusto, ma perché forse questo ricorso rappresenterà la chiave di volta per la risoluzione di una questione che ormai si trascina da troppi anni.

Il Segretario Generale del Movimento Psicologi Indipendenti, Rolando Ciofi che sentirete più avanti nella tavola rotonda, ha avuto modo di scrivere che questo ricorso rappresenta un passaggio che segna una svolta: quale che sia il pronunciamento del TAR lo scontro è divenuto istituzionale.

Sono totalmente d’accordo e anzi rilancio sostenendo che questo ricorso, indipendentemente dall’esito, non potrà che farsi promotore di un’accelerata nel processo di definizione del counseling.

Ma voglio andare oltre, e credo che sia arrivato il momento di aprire in Italia una discussione sull’evoluzione che ha avuto la psicologia negli ultimi 30 anni e di come le professioni che gravitano attorno ad essa si debbano collocare.

La mia posizione è nota e non voglio annoiarvi riproponendovela. In estrema sintesi: la professione di psicologo è morta il giorno stesso in cui è nata, almeno formalmente, ovvero il 18 febbraio del 1989 con il varo della Legge 56, la legge di ordinamento della professione di psicologo.

Professione nata grazie ad una mediazione a ribasso con i medici, ha buttato alle ortiche decenni di storia tentando di fare intorno a sé terra bruciata. Abbandonando pezzi di società per oltre venti anni, salvo poi pensare di riprenderli attraverso logiche prettamente corporative, portando avanti istanze esclusiviste che, a mio parere, sono del tutto anacronistiche. E questo è avvenuto nel momento in cui si sono accorti che tali spazi, lasciati vuoti, sono stati riempiti da altri.

Chiudo in due parole la questione, sulla quale comunque ci sarà modo di tornare durante questa giornata con altri interventi: il mondo sta correndo alla velocità della luce e, nel bene o nel male, questa corsa genera una sempre maggiore complessità.

Bene, io credo che la complessità vada “governata”, non negata e che all’interno delle professioni di area psicologica il counseling possa e debba farsi promotore di un percorso di crescita e di armonizzazione, di un percorso che valorizzi le differenze. Ma le differenze si valorizzano solo se prima le si accolgono, le si comprendono e le si fanno proprie.

Sono partito da voi e da voi voglio tornare: centinaia di persone hanno fatto centinaia di chilometri per essere qui oggi, segno che davvero il futuro è il luogo nel quale stiamo andando.

Grazie per l’attenzione e buon convegno a tutti!

Tommaso Valleri
Segretario Generale AssoCounseling

© Riproduzione riservata

Il presente testo è la trascrizione della relazione del Segretario Generale di AssoCounseling, Tommaso Valleri, del 28 marzo 2015 durante il sesto convegno nazionale di AssoCounseling, Le relazioni che nutrono, tenutosi a Milano dal 28 al 29 marzo 2015.

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Tommaso Valleri di Setriano è un counselor professionista, trainer e supervisore, da sempre impegnato in politica professionale. Dopo essere stato per 10 anni nel Consiglio di Amministrazione della Società Italiana di Counseling (SICo) e per 8 nel Consiglio Direttivo Nazionale del Movimento Psicologi Indipendenti (MoPI), fonda nel 2009 insieme alla collega Lucia Fani l’associazione professionale di categoria AssoCounseling, di cui è attualmente Segretario Generale. Nell’aprile 2013 viene eletto Presidente di Federcounseling, la prima federazione italiana delle associazioni professionali di categoria di counseling. Dal febbraio 2014 è membro del Coordinamento della regione Toscana per il Coordinamento Libere Associazioni Professionali (CoLAP) e dall’aprile 2014 siede nel General Board della European Association for Counselling (EAC).

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Vol. 2, Num. speciale, Ott. 2015

In questo numero

Atti congressuali

Le relazioni che nutrono: apertura dei lavori
Lucia Fani

Counseling e psicologia professionale: una convivenza possibile?
Tommaso Valleri

Gli atti integrali del VI convegno nazionale di AssoCounseling, Le relazioni che nutrono, sono integralmente scaricabili da questa pagina.